“AMBIENTE E TERRITORIO: L’URGENZA DI UNA STRATEGIA PER IL FUTURO” Relazione introduttiva

Immaginesito fuci

Convegno Regionale

AMBIENTE E TERRITORIO:

L’URGENZA DI UNA STRATEGIA PER IL FUTURO

Ragusa, 14-15 Marzo 2015

 RELAZIONE INTRODUTTIVA AI LAVORI

Riguardo al tema dell’ambiente si concentrano oggi preoccupazioni e speranze. La fragilità del nostro pianeta è messa a dura prova da un uso spavaldo delle sue risorse e dal venir meno della sua salvaguardia. Il Santo Padre Francesco nella sua omelia del 19 marzo 2013, data d’inizio del suo ministero petrino, ha esortato dicendo che “La vocazione del custodire non riguarda solamente noi cristiani perché ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo”. Papa Francesco, che sta scrivendo un’enciclica sull’ambiente, a margine di una udienza dello scorso anno, ha avvertito che “Se noi distruggiamo il Creato, il Creato ci distruggerà”. Ed è proprio sulla vocazione del custodire che questo convegno vuole porre l’attenzione, guardando ai territori in cui viviamo e individuando per essi una strategia di crescita sostenibile. Perché questo si concretizzi è necessario l’impegno di tutti. “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2, 15). Dio creò l’uomo perché si prendesse cura della sua terra e la custodisse per le generazioni a venire[1].  Su questi temi sia il Meic che la Fuci hanno rivolto già negli ultimi anni una grande sensibilità. Il Meic, infatti, sin dal 2008 ha portato avanti il “Progetto Camaldoli – Idee per la città futura”:  il titolo dato a questo lavoro, affermava l’allora presidente Renato Balduzzi, evoca volutamente la straordinaria esperienza spirituale e ambientale di Camaldoli, come legame ideale con una vicenda iniziata oltre sessantacinque anni fa, quando nacque quel documento tra i più interessanti della storia italiana del novecento, quei Principi dell’ordinamento sociale a cura di un gruppo di studiosi amici di Camaldoli, poi conosciuti come “Codice di Camaldoli”. Nel progetto si parlava dell’emergenza ecologica attraverso il tema: “Ambiente: salvaguardia del creato, responsabilità verso il futuro”[2]. La Fuci nello scorso congresso nazionale di Padova ha approvato due mozioni aventi il tema dell’ambiente: “Naturalmente responsabili”[3], dove si afferma la necessità di un’attenzione maggiore e di un agire più consapevole per una vera “rivoluzione ecologica”, e “Nutrire il pianeta, nutrire noi stessi […]”[4], che rimarca lo slogan dell’Expo Milano 2015, la più grande esposizione universale sul tema dell’alimentazione che il nostro Paese ospiterà a partire dal prossimo 1 maggio, e mette in risalto non solo il cibo, ma anche l’energie e le risorse del pianeta come base per una sana alimentazione: “siamo ciò che mangiamo” diceva Feuerbach. I lavori di questo convegno, dal titolo “Ambiente e territorio. L’urgenza di una strategia per il futuro”, prenderanno spunto dal Messaggio della Conferenza episcopale italiana per la 9ª Giornata per la custodia del creato. In esso sono messi in risalto l’impegno culturale, la denuncia dei disastri ecologici e l’attuazione di una rete di speranza. Significative sono le parole di San Paolo ai Corinzi: “Chi pianta e chi irriga sono una sola cosa, ma ciascuno riceverà la sua mercede secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio e voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio” (1Cor 3,8-9)[5]. Questa espressione manifesta la consapevolezza, forse oggi sbiadita, della propria identità e del proprio ruolo all’interno del disegno di Dio. Nella stessa lettera San Paolo afferma che “A ciascuno di noi Dio ha affidato un compito. Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Perciò chi pianta e chi annaffia non contano nulla: chi conta è Dio che fa crescere” (1Cor 3,6). È fondamentale recuperare, ha sostenuto Fabio Caporali, coordinatore Osservatorio ambiente e ecologia del Meic in un recente articolo, il concetto di lavoro come servizio reso a Dio e non solo agli uomini. Il servizio dell’uomo deve essere a supporto della sostenibilità. E’ nostra responsabilità custodire l’acqua, l’aria, il suolo, le biomasse e l’energia, che nell’insieme rendono abitabile il nostro pianeta[6]. Da qui la necessità di essere custodi attenti, o meglio, “amministratori fedeli” (1Cor 4,2). Abbiamo cioè bisogno, come suggeriscono i vescovi italiani, “di un’economia capace di generare lavoro senza violare la terra, valorizzandola piuttosto come ricchezza produttiva e come crescita sociale”[7]. Nei confronti di chi viola l’armonia del creato, continuano i vescovi italiani, occorre alzare la voce. Bisogna farsi sentinella del territorio e denunciare i disastri ecologici: “Ci vuole sempre qualcuno che, come sentinella, coglie per primo i problemi e rende consapevole tutta la comunità della gravità della situazione. Specie davanti ai rifiuti. Chi ha tristemente inquinato, deve consapevolmente pagare riparando il male compiuto”[8]. Ma anche le nostre piccole violazioni quotidiane vanno segnalate, soprattutto quando sono poco rispettosi delle regole ecologiche. La sfida di una strategia per il futuro si fonda allora sulla vocazione ad amare e custodire il nostro territorio. “Per la salute dei nostri paesi e delle nostre città” siamo chiamati a cooperare con la società civile e le Istituzioni. Il frutto di questa collaborazione non può che essere, affermano i vescovi italiani, una “rinnovata etica civile”[9]. E non meno importante, ha avanzato Giuseppe Rossi che in passato si è occupato di tematiche ambientali per la Conferenza episcopale siciliana,  deve essere il contributo delle comunità ecclesiali nel campo culturale, nel promuovere una nuova etica personale e comunitaria e stimolare una più incisiva azione politica nel campo della tutela dell’ambiente. In particolare bisognerà attuare, coinvolgendo le Istituzioni a vari livelli, una politica di prevenzione e abbandonare quella dell’emergenza; contenere i consumi delle risorse e prestare maggiore attenzione al fenomeno dell’inquinamento[10]. Esempi di collaborazione proficua tra enti e Istituzioni sono nati proprio in Sicilia. Come il GARDMED, che promuove la conoscenza e la fruizione dei giardini mediterranei mediante l’istituzione di una rete di giardini scelti nei ter­ritori di Sicilia e Malta, con lo scopo di favorirne la conservazione, la va­lorizzazione, la gestione sostenibile e la promozione turistico-culturale. I promotori si sono posti questa domanda: come trasformare i giardini, e in parti­colare quelli mediterranei, da costo a risorsa per la collettività? Oggi, in tempi in cui diviene sempre più urgente, sia per la pubblica amministrazione sia per i privati, fare i conti con le risorse dispo­nibili − siano esse economiche, umane o ambientali − occorre domandarsi, anche per i giardini, quale sia effettiva­mente il loro valore, la loro funzione e la loro potenzialità[11]. Il progetto GARDMED è frutto di un confronto e scam­bio d’esperienze e collaborazioni tra soggetti pubblici e privati che condi­vidono analoghe esigenze di conser­vazione, uso e gestione dei giardini in area mediterranea[12]. Degno di nota è poi il SIMBIOTIC,  progetto di restauro ambientale sviluppato congiuntamente dai partner con lo scopo di incrementare la connettività ecologica e le rotte migratorie tra Gozo e la Sicilia sudorientale, di migliorare la gestione delle aree protette, favorire la conoscenza del patrimonio naturalistico e rafforzare la consapevolezza a livello locale delle tematiche ambientali mediante specifici progetti pilota. Considerata l’elevata valenza paesaggistica e turistico – ricreativa dell’area individuata, il progetto di restauro ecologico prende in considerazione anche la fruizione sostenibile dell’area restaurata. Questo progetto di restauro ambientale è il risultato di dibattiti e discussioni svolti in occasione di vari workshop. Il SIMBIOTIC ci dimostra  che le decisioni assunte da un confronto tra le parti sono più soggette ad essere rispettate e messe in atto rispetto a quelle prese unilateralmente.[13] In conclusione, facciamo nostre le parole del documento “Salvaguardia del creato e lavoro in Sicilia” della Conferenza episcopale siciliana (Cesi): “ […] la crisi ecologica, che investe il nostro territorio siciliano, denota una crisi di ordine etico. Si tratta, allora, di una questione che coinvolge la responsabilità di tutti. Perciò, si rende necessaria e urgente un’opera educativa volta a stimolare e sostenere la “conversione ecologica”, al fine di correggere l’errore antropologico e ristabilire la verità sull’uomo e sul posto e il ruolo che egli occupa nella creazione. Questa conversione ecologica riguarda le Istituzioni socio-politiche, che dovrebbero favorire forme di sviluppo compatibile con l’ambiente e con la vocazione lavorativa del nostro territorio,  riguarda, inoltre, le stesse Imprese, come pure tutti i cittadini e le comunità cristiane, che, da parte loro, devono formarsi a stili di vita improntati alla sobrietà e alla essenzialità e a valori che rispettano responsabilmente il creato e le sue risorse”.[14] Non dobbiamo infine dimenticare il V Convegno ecclesiale nazionale “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” (Firenze, 9-13 novembre), che affronterà il trapasso culturale e sociale che caratterizza il nostro tempo e che incide sempre più nella mentalità e nel costume delle persone. Alla luce di questa introduzione, le parole “rinnovata etica civile”, “conversione ecologica”, e aggiungiamo “nuovo umanesimo”, esprimono, a nostro avviso, la necessità di invertire la rotta, di mettere in campo davvero passione e coraggio per la salvaguardia del creato, perché “la terra ci appartiene” ,concludono i vescovi, e “tutti siamo chiamati a questo compito che si fa premura già nelle scuole accrescendo la coscienza ecologica viva tra i giovani. Si tratta di concretizzare quella conversione ecologica che ci porta a ritrovare il gusto per la bellezza della terra e lo stupore davanti alle sue meraviglie”.[15]

Annalisa Coltraro

[1] G. Ravasi, La nuova Bibbia per la famiglia, San Paolo, 2009, Vol. I, pag.24

[2] Da Coscienza, bimestrale del Movimento ecclesiale di impegno culturale, anno61, numero 1-2 del 2009, pag.3-53

[3] Mozione di indirizzo, Naturalmente responsabili,  di Matilde Boldrini (gruppo Fuci di Rimini) Assemblea federale 2014 Padova

[4] Mozione di indirizzo, Nutrire il pianeta, nutrire noi stessi: l’alimentazione e il nutrimento dell’uomo. Cibo, energia, pianeta, vita., di Francesco Dulio (gruppo Fuci Lombardia), Assemblea federale 2014 Padova

[5] G. Ravasi, La nuova Bibbia per la famiglia, San Paolo, 2009, Vol. 9, pag. 27

[6] Custodia del creato: “Collaboratori di Dio nel suo campo”, di F. Caporali, pubblicato il 1-9-2014 su http://www.meic.it

[7] Conferenza episcopale italiana, Messaggio per la 9° Giornata per la custodia del creato, 1-9-2014, http://www.chiesacattolica.it

[8] ibidem

[9] ibidem

[10] G. Rossi, Ambiente e sviluppo in Sicilia: il contributo delle comunità ecclesiali, documento Conferenza episcopale siciliana, 1993

[11] Giardini mediterranei tra Sicilia e Malta, (Mediterranean Gardens from Sicily to Malta), P.O. Italia-Malta 2007-2013, Università di Catania, Orto botanico, Comune di Siracusa, Morrone editore, 2012

[12] ibidem

[13] Simbiotic, enhancing Sicily-Malta BioGeographical, Transboundary insular connectivity, P.O. Italia-Malta 2007-2013, relazione tecnica, Comune di Pachino (Sr)

[14] Conferenza episcopale siciliana, Salvaguardia del creato e lavoro in Sicilia, Palermo, 2005

[15] Conferenza episcopale italiana, Messaggio per la 9° Giornata per la custodia del creato, 1-9-2014, http://www.chiesacattolica.it

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