“L’università è una frontiera che vi aspetta”. L’intervista al nuovo incaricato della Fuci Sicilia

“L’università è una frontiera che vi aspetta”. Intervista all’incaricato regionale della FUCI

Eletto da qualche settimana alla guida della FUCI siciliana, Giuseppe Diprima – cresciuto nella Chiesa nissena – è un giovane studente di medicina presso l’ateneo catenese.

– FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), di che si tratta?

La FUCI è la più antica associazione universitaria italiana, è nata a Fiesole nel 1896 e quest’anno abbiamo festeggiato i suoi 120 anni. La nostra federazione ha come base i gruppi, presenti su tutto il territorio nazionale, costituiti da studenti universitari guidati da un sacerdote. La caratteristica principale della FUCI è quella di essere interamente gestita da noi studenti. Tutte le attività e tematiche che vengono proposte a livello nazionale sono declinate dai vari gruppi per essere più vicine e utili al territorio di appartenenza. La FUCI ha come obiettivo quello di formare gli studenti per essere negli ambienti universitari, e non solo, presenza attiva e fruttuosa. La nostra formazione si basa su tre percorsi, quello culturale, quello politico e quello teologico-spirituale. In questi 120 anni, alla scuola della FUCI, si sono formate decine di personalità che hanno segnato la storia del nostro paese, tra questi anche l’attuale presidente della repubblica.

– Recentemente, la FUCI siciliana ha svolto la propria assemblea regionale a Caltanissetta nella quale sei stato eletto Incaricato Regionale della Federazione. Di cosa avete discusso? Quale linee adotterete per una presenza nelle università e fra i giovani in Sicilia?

Ogni assemblea regionale rappresenta per noi un momento di confronto e condivisione. Tutti i gruppi della regione si incontrano per un momento di formazione seguito dai lavori dell’assemblea. Per il momento di formazione abbiamo deciso di trattare uno dei temi che quest’anno sta accompagnando il lavoro dei vari gruppi, “Parole nuove per ritrovarci Cristiani in politica”. Durante l’assemblea, uno dei momenti più importanti per i gruppi della regione, abbiamo affrontato diverse situazioni che ci coinvolgono sia a livello locale sia a livello nazionale. In particolar modo, in quest’ultima si è discusso della prossima settimana dell’università, che dal 20 al 26 marzo 2017 ci vedrà impegnati nelle nostre università siciliane, con una serie di eventi che avranno come tema “Tra valutazione e riconoscimento del merito, quale progetto di università?”.

– La FUCI è diffusa e radicata in ogni parte d’Italia. A livello nazionale elaborate delle proposte da sviluppare nei singoli territori? Quali le tematiche di quest’anno?

La Federazione quest’anno ha scelto un tema molto provocatorio, alla luce di tutto quello che in questo ultimo periodo sta scuotendo la nostra società. “Unire le diversità” non è solamente uno slogan, è per noi un invito a riscoprire pienamente la nostra vocazione di studenti universitari cattolici, giovani sempre in ricerca, disposti ad accogliere l’altro senza pregiudizi. Come ci ha ricordato papa Francesco: “l’università è una frontiera che vi aspetta, una periferia in cui accogliere e curare le povertà esistenziali dell’uomo. […] Nella cultura soprattutto oggi abbiamo bisogno di metterci a fianco di tutti. Potete superare lo scontro tra i popoli, solo se riuscirete ad alimentare una cultura dell’incontro e della fraternità”. Tutto il lavoro di quest’anno troverà compimento nel congresso nazionale che si svolgerà a Pavia e Vigevano il prossimo maggio. Il congresso è il momento pubblico di maggiore rilevanza, in cui tutta la Federazione ha modo di confrontarsi.

– Montini, poi Paolo VI, da giovane assistente della FUCI, parlava in un suo famoso testo di “Coscienza universitaria”. Perché ancora oggi è importante coltivare la coscienza di vivere da studenti universitari?

Montini diceva a proposito della FUCI: “c’è un pugno di studenti, i quali tanto vivono, tanto comprendono, tanto amano l’Università, che non per altro, in fondo, che per il loro fervore universitario dagli altri si distinguono, e gli altri si presentano. Non ne faccio l’elogio: solo dico come vivano la loro coscienza universitaria”. In queste sue parole viene definito il tratto distintivo di ogni fucino, in una realtà universitaria fatta spesso di silenzio, indifferenza e solitudine, i fucini sono coloro che continuano ad amare la vita universitaria, perché è momento critico e importante della vita di ciascuno, perché è vissuta come esperienza di amicizia nell’unità di pensiero, perché è momento di responsabilità sociale e civile. Il nostro compito è quello di continuare a portare con gioia il vangelo nelle nostre università e in tutti gli ambienti che viviamo.

– Nei prossimi mesi, il gruppo nisseno della FUCI – intitolato a “Mons. Cataldo Naro” – quali attività ha in programma?

Le nostre attività riprenderanno ufficialmente a marzo dopo il periodo di esami. Continueremo con le varie tematiche che sono proposte a livello nazionale. Nei mesi a seguire ci prepareremo soprattutto ai due eventi nazionali più importanti, il congresso e le settimane teologiche di Camaldoli. Durante il periodo natalizio abbiamo pensato di organizzare un incontro con tutti gli ex fucini della nostra città, tale occasione vuole essere il modo per poter ritracciare la storia della FUCI nissena.

Intervista a cura di Rocco Gumina

Radio CL1

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